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INFORMATICAMENTE
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LA
CRISI DELL'IBM |
Fonte =
http://www.aprileperlasinistra.it/aprilerivista/articolo.asp?ID=1013&n=121
La politica di IBM Italia è stata negli
ultimi anni volta ad acquisire aziende che avessero sul
mercato italiano una reputazione affermata nel settore
dei servizi informatici ritenuti ad alto profitto,
settore che tradizionalmente non era nelle corde della
multinazionale di Armonk, volta tradizionalmente alla
realizzazione di sistemi Hardware e di sistemi
operativi; così nel tempo furono acquisite la Selfin,
la Sistemi Informativi già partecipata da Banca
di Roma, Albis ed altre.
Tutte queste aziende ora sono state fuse o sono in fase
di fusione in Sistemi Informativi, nel tentativo di
razionalizzare le partecipazioni del gruppo.
Inoltre, l'anno scorso IBM ha acquisito la Società di
consulenza Price Waterhouse&Cooper, acquisizione
che ha portato alla costituzione di un nutrito gruppo di
professionisti (intorno alle 1500 unità insieme al
settore servizi già presente in IBM) che doveva
costituire un nucleo forte e superprofessionalizzato;
tale gruppo avrebbe dovuto procurare contratti
importanti grazie al livello di conoscenze acquisite e
al portafoglio clienti portato in dote dalla società
assorbita.
In questo schema, il ruolo della società Sistemi
Informativi, posseduta al cento per cento, sarebbe stato
quello della copertura del settore di mercato meno ricco
della "system integration" e del serbatoio di mano
d'opera da impiegare nella parte a minor valore aggiunto
del business, e cioè la realizzazione, lasciando
consulenza, progettazione, outsourcing alla casa madre.
In più i dipendenti di Sistemi Informativi, una delle
più antiche software house italiane, attualmente circa
1600, pur essendo impiegati e dirigenti di una azienda
interamente IBM non godono degli stessi trattamenti dei
colleghi della casa madre: contratto diverso, stipendi
più bassi, gestione del personale meno "politically
correct"; l'unica cosa uguale, ma i dipendenti ne
farebbero a meno, è la pedissequa applicazione dei
processi della multinazionale americana che, fatti per
gestire affari multimiliardari, se applicati ad un
mercato con ben altri numeri, rischiano di soffocare
qualunque realtà aziendale; cosa che è puntualmente
avvenuta.
Non poteva quindi che partire da qui la cura da cavallo
che stà per abbattersi su tutto il gruppo; a luglio, a
seguito delle dimissioni dell'A.D. Elio Catania, passato
alle FF.SS., e alla ascesa di Pontremoli, un nuovo
gruppo dirigente è stato nominato da IBM in Sistemi
Informativi; pochi giorni dopo sono stati licenziati,
senza alcuna dichiarazione di stato di crisi, 15
dirigenti.
Nel corso del 2003 era già stato applicato un contratto
di solidarietà che riguarda 400 dipendenti; alla fine di
gennaio, scaduto il contratto di solidarietà, si
prospetta la cassa integrazione a zero ore e una nuova
tornata di licenziamenti di dirigenti.
Licenziamenti e cassa integrazione riguardano personale
di solito sopra i 40 anni e a costo alto rispetto alla
media aziendale. Nel frattempo, per fare cassa, si
vendono i gioielli di famiglia; lo scorso anno il
sistema di gestione del personale di Albis, in questi
giorni i sistemi gestionali su piattaforma Oracle di
Sistemi Informativi.
La situazione economica di Sistemi Informativi è
certamente difficile, ma non più grave di altre aziende
similari e non diversa dalla media del settore;
sicuramente meno grave di quella di IBM Italia, ma si
sa, spesso le consociate sono terreno di prova e di
sperimentazione per l'applicazione di misure drastiche
che si preferisce testare in "corpore vivi".
In IBM in effetti la situazione è decisamente grave;
matura una passività corrente di 25 milioni di euro a
trimestre.
Come è stato possibile arrivare a questo punto?
La prima causa della situazione attuale è
stato il fallimento della fusione con PW&C;
quello che in altre nazioni si è rivelato un affare
profittevole, in italia invece è stato un matrimonio che
ha dato frutti avvelenati.
Contratti scarsi e poco profittevoli, professionalità
nella media non altissime, stipendi sopra i livelli di
mercato.
Altro motivo di crisi è stata la risposta ad un mercato,
come quello italiano, in cui i profitti sono calati
nettamente grazie alla stagnazione in atto; la risposta
non è stata riprofessionalizzazione delle risorse,
innalzamento della qualità percepita dai clienti,
maggiore flessibilità organizzativa, ma un'attenzione
spasmodica al profitto.
Nel management hanno rapidamente vinto le direzioni
finanziarie, e i controller hanno sostituito gli uomini
di mercato; oggi, l'indicazione prevalente è quella di
chiudere ad ogni costo tutti i contratti a "bassa"
profittabilità, contraendo il giro d'affari ma portando
agli azionisti comunque bilanci in profitto.
Le conseguenze di questa politica manageriale sono
chiarissime: nei servizi restringere il giro d'affari
significa ridurre i prestatori di servizi: ciò
significa, in maniera inequivocabile, centinaia e
centinaia di persone espulse dal processo produttivo.
Persone che per età, per livello professionale, per
retribuzione, non avranno spazi facili di reinserimento
nel mercato del lavoro.
Tanto per situare il processo nel tempo, riteniamo che
nel corso del primo trimestre del 2005 partiranno
procedure di richiesta di cassa integrazione per i
dipendenti e di licenziamento poco o affatto agevolato
per i dirigenti.
Tale processo potrebbe riguardare nella sola area
romana, e solo per il gruppo IBM, intorno alle 500
unità. Se si aggiungono queste allo stato di crisi
già esistente nel settore, e alle molte altre imprese
che hanno adottato strumenti di accompagnamento
all'uscita dal mercato del lavoro, il fenomeno si
configura come una vera e propria emergenza
occupazionale, in uno dei settori maggiormente
professionalizzati e qualificati del paese.
Inutile sottolineare il tentativo di far passare
sotto silenzio il fenomeno, nonché la totale assenza
di politiche di creazione e sostegno della domanda da
parte del governo di centrodestra; il piano di
e-Government ad esempio, che doveva assicurare
l'allineamento dell'automazione dei processi della
pubblica amministrazione alle crescenti esigenze dei
cittadini attraverso l'utilizzo della rete non è stato
rifinanziato.
Inutile citare che gli unici aiuti alle nuove tecnologie
sono andati al finanziamento dei decoder per il
digitale terrestre.
Intanto, un altro pezzo importante della storia
industriale di questo paese stà andando rapidamente e
speriamo non irrevocabilmente in crisi,
nell'indifferenza totale degli osservatori e degli
organi statali.
Ci può essere futuro di sviluppo per un paese che
disperde nel più totale silenzio il suo patrimonio di
conoscenze informatiche specialistiche?
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